L'«Appeal for Amnesty» (appello per l'amnistia) di Peter Benenson pubblicato il 28 maggio 1961 sulle pagine del settimanale britannico «The Observer», il primo appello per la liberazione dei prigionieri di coscienza, ebbe un'eco davvero incredibile. L'appello venne ripreso da giornali di tutto il mondo, diffondendo così l'idea che molte persone, seppur lontane e in Paesi diversi, potessero unirsi in difesa di giustizia e libertà. In brevissimo tempo nacque un movimento internazionale e vennero fondati nuovi gruppi: così nacque Amnesty International.
All'inizio, la liberazione dei prigionieri di coscienza era l'obiettivo principale dell'organizzazione per i diritti umani. Ben presto, però, Amnesty ampliò il proprio campo d'azione e iniziò a impegnarsi anche contro la tortura e le «sparizioni» di persone (ovvero il rapimento, la detenzione e in alcuni casi anche l'uccisione di persone da parte dello Stato senza un processo legale formale) e contro la pena di morte. Nel 1977 Amnesty ricevette il Premio Nobel per la Pace per la sua prima grande campagna contro la tortura.
Nel corso degli anni si sono aggiunti molti altri temi, tutti parte dei principi sanciti con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e i cambiamenti politici globali e le trasformazioni sociali hanno posto l'organizzazione di fronte a sfide sempre nuove. È rimasta la visione di un mondo in cui tutti possano esercitare i propri diritti e l'idea fondamentale che unendosi le persone possono fare la differenza.
«Solo quando l'ultimo prigioniero di coscienza sarà liberato, quando l'ultima camera di tortura sarà chiusa, quando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sarà diventata realtà per tutti nel mondo, solo allora il nostro lavoro sarà finito»
Fondatore di Amnesty International