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Rapporto annuale 2025/26

Amnesty International lancia l’allarme sull’emergere di un nuovo e pericoloso ordine mondiale

Il mondo è a un punto di svolta. Stati potenti, multinazionali e movimenti ostili ai diritti umani stanno attaccando il multilateralismo, il diritto internazionale e i diritti umani universali in modo sistematico. Nel proprio Rapporto annuale pubblicato oggi, Amnesty International lancia un monito: se la comunità internazionale continuerà a tollerare questi attacchi, ci attende un’era pericolosa, caratterizzata da disuguaglianze, impunità e violazione sistematica dei diritti fondamentali.

«Stiamo vivendo un cambiamento epocale. Movimenti transnazionali ostili ai diritti umani e governi spietati attaccano in modo mirato i fondamenti dei diritti umani per assicurarsi potere, controllo e profitti»,

Agnès Callamard
Segretaria generale di Amnesty International

«Quello che si sta delineando oggi non è più un lento smantellamento ai margini del sistema, ma un attacco frontale alle sue fondamenta. Attori potenti minano le istituzioni internazionali, violano il diritto internazionale e favoriscono l’impunità – con conseguenze devastanti per milioni di persone in tutto il mondo.»

Il diritto internazionale sotto attacco

Nel proprio rapporto sulla situazione dei diritti umani in 144 paesi, Amnesty documenta un drammatico aumento dei più gravi crimini contro il diritto internazionale. Stati come Israele, gli Stati Uniti, la Russia o gli Emirati Arabi Uniti contribuiscono all’escalation dei conflitti attraverso la forza militare, le forniture di armi o il sostegno diretto alle parti in conflitto - come a Gaza, in Ucraina e in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Iran e in tutto il Medio Oriente.

Particolarmente allarmante è il contemporaneo indebolimento delle istituzioni internazionali. Le sanzioni contro la Corte penale internazionale, gli attacchi politici ai mandati dell’ONU e il ritiro da accordi fondamentali in materia di disarmo e diritti umani indeboliscono il principio dello Stato di diritto in tutto il mondo.

«Il disinteresse, i doppi standard e la sottomissione politica di molti governi sono una dichiarazione di fallimento morale. Questi atteggiamenti aggravano la crisi e mettono a repentaglio decenni di progressi nella tutela dei diritti umani conquistati a fatica», afferma Agnès Callamard.

La repressione contro la società civile è in aumento in tutto il mondo

Parallelamente, in tutto il mondo si è assistito a un massiccio aumento degli attacchi alla società civile, ai media indipendenti e ai movimenti di protesta. In numerosi paesi, le autorità hanno reagito alle proteste sociali e politiche con violenza eccessiva, arresti arbitrari, sorveglianza e abuso delle leggi sulla sicurezza e l'antiterrorismo.

La sorveglianza digitale, lo spyware e la repressione basata sull’intelligenza artificiale vengono sempre più utilizzati per mettere a tacere attivisti, giornalisti e minoranze. Allo stesso tempo, i drastici tagli alla cooperazione internazionale hanno aggravato la crisi dei diritti umani, con conseguenze devastanti per la salute, la giustizia climatica, i diritti delle donne e la protezione delle persone rifugiate e migranti.

Resistenza, solidarietà e speranza

Nonostante la gravità della situazione, Amnesty International sottolinea la forza della resistenza globale contro la svolta autoritaria. Nel 2025, milioni di persone sono scese in piazza per i diritti umani: dalle proteste della Generazione Z in Africa, Asia e America Latina alle centinaia di migliaia di persone che hanno manifestato per i diritti LGBTQIA+ al Pride di Budapest, nonostante il divieto imposto dalle autorità. Negli Stati Uniti, da Los Angeles a Minneapolis, le persone si sono organizzate per contrastare le retate e le espulsioni di persone migranti da parte delle autorità statunitensi competenti in materia di immigrazione.

Anche a livello multilaterale ci sono movimenti di opposizione: gli Stati hanno sostenuto procedimenti dinanzi ai tribunali internazionali e si sono impegnati contro l’impunità. La Corte internazionale di giustizia (CIJ) ha esaminato l’accusa di genocidio contro Israele per gravi crimini contro il diritto internazionale a Gaza e l’ex presidente filippino Duterte ha dovuto rispondere dinanzi alla Corte penale internazionale (CPI) per violazioni dei diritti umani nella sua cosiddetta guerra alla droga. Sono stati creati nuovi meccanismi di indagine dell’ONU e sono stati avviati passi importanti verso accordi globali in materia di giustizia fiscale, clima e crimini contro l’umanità. «La storia non è semplicemente qualcosa che succede. La storia si fa. E ora è il momento di riscriverla nel segno dei diritti umani», afferma Agnès Callamard. «Il 2026 deve essere l’anno in cui riconquistiamo la nostra capacità di agire.»

Svizzera: libertà di espressione e di riunione sotto pressione

«Anche la Svizzera ha delle responsabilità. In quanto Stato impegnato a favore del diritto internazionale, la Svizzera deve prendere chiaramente posizione contro le pratiche autoritarie, proteggere la Corte penale internazionale e condannare con coerenza le violazioni del diritto internazionale. La Svizzera non adottare una politica dell’inazione, ma deve far sentire con decisione la propria voce a favore dei diritti umani e dello Stato di diritto», ha chiesto Alexandra Karle, direttrice di Amnesty International Svizzera.

In Svizzera, sono state sottoposte a forti pressioni in particolare la libertà di espressione e la libertà di riunione. Le manifestazioni sono state sempre più limitate da rigidi obblighi di autorizzazione e gli organizzatori si sono talvolta trovati a dover sostenere costi elevati. In diverse città la polizia è intervenuta con mezzi ingiustificati o sproporzionati, ricorrendo, tra l’altro, a accerchiamenti, proiettili di gomma, manganelli o gas lacrimogeni contro chi manifestava. Da parte della politica e delle autorità sono giunte richieste di un ulteriore inasprimento delle misure contro chi partecipa a manifestazioni non autorizzate, il che limiterebbe notevolmente il diritto di manifestare.

«Amnesty osserva una crescente volontà a limitare il diritto di manifestare in nome della sicurezza. Si profilano misure di sorveglianza invasive e un aumento degli ostacoli alle manifestazioni e alle opinioni ritenute scomode. Questo finisce per colpire anche chi manifesta pacificamente», ha avvertito Alexandra Karle.

Motivo di preoccupazione è anche la crescente pressione sulla libertà di espressione e di riunione nelle università. Alcuni studenti sono stati perseguiti penalmente per aver partecipato a proteste contro il genocidio a Gaza. In seguito alle azioni di protesta al Politecnico di Zurigo, un tribunale ha condannato diversi studenti per violazione di domicilio.

Relativamente alla violenza di genere, la Svizzera ha reagito al crescente numero di femminicidi annunciando misure immediate, tra cui un aumento dei posti nei centri di accoglienza. Il numero di casi di violenza domestica è aumentato, con donne e ragazze particolarmente colpite.

Anche il razzismo e l’antisemitismo sono aumentati in Svizzera. Sempre più persone colpite hanno cercato sostegno a causa di episodi di razzismo in particolare di fronte all’aumento delle aggressioni islamofobe e antisemite. Nonostante l’adozione da parte del Consiglio federale di una strategia nazionale, rimane ancora molto da fare in materia di protezione contro la discriminazione, di registrazione sistematica degli episodi di razzismo e di lotta al profiling razziale.

Nel settore dell’asilo e della migrazione, la Svizzera ha ulteriormente inasprito la propria prassi. Le autorità hanno annunciato che, a determinate condizioni, avrebbero nuovamente autorizzato le espulsioni verso l’Afghanistan, nonostante la grave crisi dei diritti umani nel Paese. In ottobre il Consiglio federale ha revocato la protezione provvisoria per le persone provenienti da alcune parti dell’Ucraina, nonostante nessuna regione del Paese fosse al sicuro dagli attacchi russi. Queste decisioni sono in contrasto con gli obblighi internazionali della Svizzera in materia di diritti umani, in particolare con il principio di non respingimento (non-refoulement).

«Le pratiche autoritarie stanno guadagnando terreno in tutto il mondo e influenzano anche la Svizzera. Assistiamo a un moltiplicarsi degli attacchi al diritto internazionale e all’universalità dei diritti umani, che riguardano tutti noi. Dobbiamo opporci all’erosione dei diritti umani – a livello mondiale e in Svizzera», ha affermato Alexandra Karle.

Il capitolo nella Svizzera 

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