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“L'apertura di Amnesty International Hong Kong Overseas (AIHKO) segna un nuovo capitolo del crescente impegno di Amnesty International per i diritti umani a Hong Kong e del suo sostegno alla diaspora hongkonghese nel mondo”, ha dichiarato Chi-man Luk, nuovo direttore esecutivo di AIHKO.
“Lo smantellamento della società civile a Hong Kong è una tragedia per la città, con oltre 100 organizzazioni della società civile e organi di informazione chiusi o costretti a fuggire. Tuttavia, dalla chiusura di Amnesty International Hong Kong tre anni fa, il nostro impegno non ha fatto che crescere. Siamo ora pronti a intensificare i nostri sforzi con la creazione di una nuova comunità di sostenitori incentrata sulla diaspora”.
Crisi dei diritti umani a Hong Kong
A seguito delle proteste del movimento pro-democrazia di Hong Kong, dal 2019 sono state arrestate più di 10 000 persone, tra cui molti studenti. Oltre 300 persone sono state imprigionate con l'accusa di aver “messo in pericolo la sicurezza nazionale”. Attivisti di spicco, tra cui l'avvocato Chow Hang-tung e il magnate dei media Jimmy Lai, sono stati condannati a lunghe pene detentive per il loro attivismo pacifico. Entrambi sono stati definiti “prigionieri di coscienza” da Amnesty International.
Le autorità di Hong Kong hanno introdotto nuove leggi repressive e un intero arsenale di misure repressive. Anche all'estero, le voci critiche vengono prese di mira perfino con taglie sulla testa e la revoca dei passaporti.
Joey Siu, parte del consiglio di amministrazione di AIHKO e una dei 19 attivisti di Hong Kong su cui la polizia ha posto una taglia, ha dichiarato: “Le minacce ci hanno solo reso più forti. Ci ricordano che anche chi ha lasciato Hong Kong non può vivere in libertà. Per essere veramente liberi dall'oppressione, dobbiamo continuare a batterci per i diritti umani, a Hong Kong e nel mondo”.
Prima sezione di Amnesty a lavorare interamente “in esilio”
AIHKO è la prima sezione di Amnesty International fondata e gestita interamente “in esilio”. Questo passo segue l'esodo di centinaia di migliaia di cittadini di Hong Kong, trasferitesi all'estero in cerca di sicurezza e libertà.
“Essere all'estero ci offre un certo livello di protezione e ci permette di parlare e impegnarci più liberamente. Abbiamo la responsabilità di fare di più per sostenere le persone che sono rimaste a Hong Kong”, ha dichiarato Fernando Cheung, membro del consiglio di amministrazione di AIHKO ed ex parlamentare di Hong Kong.
AIHKO si unisce a un numero crescente di organizzazioni che sono diventate attive al di fuori di Hong Kong a causa della riduzione dello spazio per la società civile e la libertà di espressione.
Sede ufficiale in Svizzera
AIHKO è ufficialmente registrata in Svizzera. La sezione si concentrerà sulla difesa dei diritti umani delle persone che vivono a Hong Kong, facendo sentire la loro voce e promuovendo una forte comunità della diaspora in tutto il mondo.
“La costituzione di Amnesty Hong Kong in questa sede testimonia che la Svizzera, in generale, offre un ambiente positivo per la società civile e la protezione dei diritti umani e ha un ruolo importante da svolgere nella difesa e nell'esercizio della libertà di riunione e di espressione in tutto il mondo”, ha dichiarato Alexandra Karle, direttrice di Amnesty Svizzera.
“Ma ci ricorda anche che questi diritti non sono sempre garantiti ovunque e che noi, come società, dobbiamo prendercene cura. La Svizzera ufficiale farebbe bene ad assumere un ruolo pionieristico in questi tempi globali incerti. Sul proprio territorio nazionale deve proteggere le minoranze dalla repressione transnazionale esercitata dalla Cina. A livello internazionale, la Svizzera dovrebbe utilizzare maggiormente gli strumenti e le piattaforme multilaterali per difendere i diritti umani, alleviare le sofferenze umanitarie e promuovere la ricerca di verità e giustizia”, ha dichiarato Alexandra Karle.
Il contesto
La sezione locale di Amnesty International a Hong Kong ha cessato le proprie attività il 31 ottobre 2021, mentre l'ufficio regionale, che fa parte del segretariato internazionale di Amnesty International, ha trasferito le attività negli altri uffici dell'organizzazione nella regione Asia-Pacifico e in Europa.
Amnesty International definisce “prigioniero di coscienza” una persona detenuta esclusivamente a causa delle sue convinzioni, della sua identità o di un altro status e che non ha usato violenza o sostenuto la violenza o l'odio nelle circostanze che hanno portato alla sua detenzione.
Comunicato stampa, 15 aprile 2025, Londra/Berna – Contatto media