Dopo il rifiuto del rettorato dell'Università di Berna di mettere a disposizione i propri locali, la tavola rotonda ha avuto luogo in una sala all'Eventfabrik, sempre a Berna. © Amnesty Svizzera
Dopo il rifiuto del rettorato dell'Università di Berna di mettere a disposizione i propri locali, la tavola rotonda ha avuto luogo in una sala all'Eventfabrik, sempre a Berna. © Amnesty Svizzera
Cancellazione della conferenza su Gaza all'Università di Berna

Amnesty chiede di difendere il dibattito pubblico

Amnesty International deplora la revoca da parte dell'Università di Berna dell'autorizzazione a ospitare una conferenza pubblica con Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International, e Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati. La conferenza si è tenuta regolarmente lunedì 30 giugno, in un altro luogo.

Dettagli

«In quanto istituzione di diritto pubblico sotto la supervisione del Cantone, l'Università di Berna ha l'obbligo di rispettare, proteggere e attuare i diritti umani, in particolare la libertà di espressione. Questa responsabilità vale anche quando affitta i propri locali a terzi», osserva Anita Goh, giurista di Amnesty International Svizzera.

«La revoca dell'autorizzazione decisa dall'Università di Berna non solo viola la libertà di espressione delle due esperte di diritto internazionale, ma compromette anche la libertà di informazione della comunità universitaria bernese, che viene così privata della possibilità di acquisire le analisi e le opinioni di queste due donne sul conflitto in corso e di discuterne con loro all'interno della loro università», dichiara Anita Goh.

L'Università di Berna giustifica la propria decisione basandosi su pubblicazioni provenienti da account X, tra cui quelli di attori noti per le loro posizioni sistematicamente in contrasto con la protezione universale dei diritti umani, che cita in modo parziale e fuori contesto. Queste fonti criticano le posizioni di Francesca Albanese. Amnesty International ritiene problematico che un'istituzione accademica pubblica basi in parte un divieto su fonti apertamente di parte, note per la loro ostilità nei confronti della Relatrice speciale.

Francesca Albanese è un'esperta indipendente incaricata dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, mentre Agnès Callamard rappresenta la più grande organizzazione per la difesa dei diritti umani al mondo, già insignita del Premio Nobel per la Pace.

 «Escluderle dal mondo accademico costituisce una violazione della libertà di espressione e crea un precedente preoccupante per il pluralismo delle idee nelle università», afferma Anita Goh.

Inoltre, la Svizzera ufficiale sostiene il mandato della Relatrice speciale e ricorda regolarmente, anche nella sua attuale veste di presidente del Consiglio dei diritti umani, che l'indipendenza dei titolari di questo mandato deve essere rispettata. Questo principio dovrebbe valere anche per l'Università di Berna, che dovrebbe garantire che la credibilità e l'indipendenza di questo mandato delle Nazioni Unite non siano messe in discussione.

Amnesty International riconosce l'importanza di combattere i discorsi di incitamento all'odio quando incitano alla violenza, all'ostilità o alla discriminazione. Tuttavia, evocare il conflitto israelo-palestinese e le sue implicazioni dal punto di vista del diritto internazionale non può essere equiparato a tale incitamento e non giustifica in alcun modo l'annullamento di un evento dedicato a questioni di grande interesse pubblico.

«In questo senso, incoraggiamo le università a rivedere i propri regolamenti interni alla luce degli standard internazionali, al fine di consentire al proprio interno l'espressione di opinioni politiche critiche, anche quando si tratta dei diritti umani delle persone palestinesi e della drammatica situazione a Gaza», dichiara Michael Ineichen, responsabile advocacy presso Amnesty International Svizzera.

«Amnesty International invita l'Università di Berna a riconsiderare la propria decisione e a riaffermare il proprio impegno a favore dei diritti umani e della libertà accademica», conclude Michael Ineichen.

Ulteriori informazioni

La libertà di espressione include il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee, anche se scomode. Le autorità hanno l'obbligo di garantire un ambiente favorevole all'esercizio di questo diritto fondamentale, senza ritorsioni o restrizioni ingiustificate. Qualsiasi limitazione deve essere necessaria, proporzionata e basata su criteri legittimi, non su considerazioni politiche o stereotipi.

Amnesty International è preoccupata per il moltiplicarsi dei divieti e delle cancellazioni di eventi in solidarietà con i diritti delle persone palestinesi in tutta Europa. Questa tendenza crea un clima di censura e autocensura incompatibile con i diritti alla libertà di espressione e di riunione pacifica.

Criticare le politiche dello Stato di Israele, anche in relazione all'apartheid, all'occupazione e al genocidio, non costituisce incitamento all'odio. Queste opinioni sono protette dal diritto internazionale.