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Nell'ottobre 2023, il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSoA) aveva chiesto di organizzare una veglia pacifica sul Münsterhof di Zurigo, con lo slogan «Stop violence in Israel and Palestine». L'obiettivo: lanciare un segnale a favore della pace, del dialogo e del rispetto dei diritti umani.
Benché la polizia municipale avesse inizialmente indicato che sarebbe stata concessa un'autorizzazione spontanea, il Dipartimento della sicurezza aveva poi vietato la manifestazione, invocando la situazione di tensione dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente.
L'autorità cantonale di ricorso (Statthalteramt) ha concluso che il rifiuto di autorizzare la veglia per la pace era sproporzionato e violava l'art. 36 Cost. (principio di proporzionalità) e gli art. 16 e 22 Cost. (libertà di espressione e di riunione).
Cosa ha deciso l'autorità di ricorso
Questa istanza ha ritenuto che il divieto non fosse né necessario né proporzionato. Ha sottolineato che non era stata fornita alcuna prova di un pericolo imminente: la Città si era basata su considerazioni generali di sicurezza, insufficienti a giustificare una misura così radicale.
La veglia prevista era pacifica e stazionaria; soluzioni meno restrittive, come condizioni specifiche o una maggiore presenza della polizia, sarebbero state ampiamente sufficienti. Imponendo un divieto generale, le autorità hanno limitato in modo eccessivo i diritti fondamentali.
Inoltre, il momento scelto per una manifestazione gioca un ruolo essenziale nel suo impatto. È legittimo che i cittadini desiderino riunirsi rapidamente dopo determinati eventi politici per far sentire la propria voce.
Questa decisione ricorda che la libertà di riunione deve essere garantita, anche in periodi di tensione, e che le veglie per la pace svolgono un ruolo democratico essenziale contribuendo alla formazione dell'opinione pubblica.
«Un divieto generale di manifestare costituisce una grave violazione dei diritti fondamentali ed è ammissibile solo se esiste una minaccia concreta e immediata, senza che sia possibile un'alternativa meno restrittiva», afferma Alicia Giraudel, giurista di Amnesty International Svizzera.
«Questa sentenza conferma che la Svizzera deve garantire il diritto di riunirsi pacificamente, anche in periodi di tensione internazionale.»
Amnesty chiede:
- Alle città e ai cantoni di evitare divieti generali e di rispettare il principio di proporzionalità.
- Di garantire che il diritto di manifestare pacificamente rimanga protetto, anche in contesti delicati.