L'installazione "Letti vuoti" dell'artista Eran Webber è stata esposta per diversi giorni in piazza Habima a Tel Aviv-Jaffa nel novembre 2023. Era composta da oltre 200 letti vuoti, a simboleggiare gli ostaggi tenuti da Hamas a Gaza dopo il loro rapimento il 7 ottobre. © Gil Naveh / Amnesty International
L'installazione "Letti vuoti" dell'artista Eran Webber è stata esposta per diversi giorni in piazza Habima a Tel Aviv-Jaffa nel novembre 2023. Era composta da oltre 200 letti vuoti, a simboleggiare gli ostaggi tenuti da Hamas a Gaza dopo il loro rapimento il 7 ottobre. © Gil Naveh / Amnesty International
Israele/TPO

Stop alla politica della merce di scambio: cessate il fuoco e rilascio immediato degli ostaggi

I gruppi armati palestinesi devono rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i civili tenuti in ostaggio nella Striscia di Gaza occupata, ha ribadito Amnesty In-ternational a quasi due anni dalla loro cattura durante gli attacchi guidati da Hamas nel sud di Israele, il 7 ottobre 2023. L'organizzazione ribadisce inoltre la propria richiesta di un cessate il fuoco immediato e di porre fine al genocidio della popolazione palestinese a Gaza da parte di Israele.

Dettagli

Nell'ultimo mese, Israele ha intensificato la propria campagna di annientamento contro la popolazione palestinese a Gaza, aggiungendo altre centinaia di civili al bilancio delle vittime in continuo aumento, distruggendo intenzionalmente infrastrutture civili e sfollando con la forza centinaia di migliaia di persone palestinesi, dimostrando la propria determinazione a portare avanti la loro distruzione fisica.

L'attuale escalation militare di Israele a Gaza, in particolare a Gaza City, non solo sta avendo conseguenze catastrofiche per i palestinesi che lottano per sopravvivere a una carestia provocata artificialmente e allo sfollamento forzato, ma mette anche ulteriormente in pericolo la vita degli israeliani e delle altre persone tenute in ostaggio dai gruppi armati palestinesi. Il 20 settembre 2025 le Brigate Al-Qassam, l'ala militare di Hamas, hanno pubblicato quella che hanno descritto come un'“immagine d'addio” con le fotografie delle persone ancora tenute in ostaggio, aumentando così i timori sul loro destino.

Si ritiene che delle 47 persone che continuano ad essere detenute illegalmente, circa 20, tutte uomini, siano ancora vive. Queste persone sono esposte a un grave rischio di morte, tortura e altri maltrattamenti. Sono gli ultimi rimasti dei 251 individui – per lo più civili – catturati, nella maggior parte dei casi vivi, e portati a Gaza durante i brutali attacchi guidati da Hamas il 7 ottobre 2023. La maggior parte delle persone tenute in ostaggio è stata catturata viva, ma secondo quanto riferito, in 36 casi gli aggressori palestinesi hanno sequestrato i corpi delle persone uccise durante gli attacchi. La presa di ostaggi è una grave violazione del diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra.

“Ogni momento di inazione costa altre vite e aggrava gli orrori che i civili stanno affrontando. Un cessate il fuoco immediato non è solo un imperativo morale, è una responsabilità globale. Israele deve porre immediatamente fine al genocidio dei palestinesi a Gaza, compresa la sua politica deliberata di riduzione alla fame e sfollamento di massa. I gruppi armati palestinesi devono rilasciare immediatamente tutti gli ostaggi civili”, ha dichiarato Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International.

“In attesa del loro rilascio, Hamas deve garantire che tutti gli ostaggi siano trattati in modo umano, abbiano accesso agli osservatori internazionali e possano comunicare regolarmente e dignitosamente con le loro famiglie e i loro cari. Hamas e altri gruppi armati palestinesi devono inoltre restituire immediatamente e incondizionatamente i corpi di tutte le persone sequestrate il 7 ottobre 2023. Qualsiasi altra soluzione che non rispetti questa soglia minima continua a costituire un grave crimine ai sensi del diritto internazionale ed è un'ulteriore fonte di angoscia per le famiglie che desiderano disperatamente il ritorno sani e salvi, o almeno notizie, dei loro cari”.

Le dichiarazioni e le azioni di Hamas e della Jihad islamica palestinese hanno chiarito che stanno tenendo in ostaggio sia civili che soldati come merce di scambio per costringere le autorità israeliane a cessare i loro attacchi militari, rilasciare tutti i prigionieri palestinesi detenuti arbitrariamente e porre fine al blocco di Gaza e alla loro occupazione illegale del territorio palestinese. Questo comportamento corrisponde alla definizione di presa di ostaggi ai sensi del diritto internazionale.

Da ottobre 2023, le autorità israeliane hanno aumentato drammaticamente la detenzione di palestinesi in tutto il Territorio palestinese occupato (OPT). Secondo Hamoked, al 1° settembre 2025, 11 040 palestinesi sono detenuti dalle autorità israeliane, alcuni dei quali sono in prigione da decenni. Più della metà – circa il 57% – è detenuta senza accuse né processo, in regime di detenzione amministrativa o in base alla legge sui combattenti illegali. Secondo il Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC), i corpi di almeno 730 palestinesi sono trattenuti da Israele come merce di scambio, alcuni da decenni.

Amnesty International chiede a Israele di rilasciare immediatamente le migliaia di palestinesi che detiene arbitrariamente, di porre fine agli abusi contro i detenuti palestinesi, che includono tortura, fame e violenza sessuale, e di interrompere la propria pratica illegale di trattenere i corpi dei palestinesi come merce di scambio.

“Non ci può essere alcuna giustificazione per il sequestro di persone come ostaggi né per la detenzione arbitraria prolungata di individui senza accusa o processo. Il mondo non deve voltare le spalle all'umanità”, ha affermato Agnès Callamard.

Abusi fisici, sessuali e psicologici sugli ostaggi in cattività

Gli israeliani e gli altri cittadini presi in ostaggio hanno affrontato una prova estenuante dal 7 ottobre 2023. Tutti gli ostaggi sono stati tenuti in isolamento, negando loro qualsiasi contatto con la famiglia o l'accesso al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) fino al momento del loro rilascio. Per mesi o più a lungo, molte famiglie non hanno ricevuto alcun segno di vita che indicasse se i loro cari fossero vivi o morti, aggravando la loro sofferenza.

Nelle testimonianze fornite ad Amnesty International, ai media o ai medici, gli ostaggi liberati hanno riferito di aver subito abusi durante la prigionia. Uno degli ostaggi liberati ha raccontato ad Amnesty International che lui e altri quattro uomini sono stati picchiati per diversi giorni dopo essere stati catturati e ha descritto di essere stato tenuto in un tunnel e privato di cibo e acqua adeguati. Almeno altri cinque uomini e una donna hanno riferito pubblicamente di essere stati sottoposti a percosse e altri maltrattamenti fisici, mentre quattro donne, due ragazze e due uomini hanno riferito pubblicamente di essere stati sottoposti ad abusi sessuali, nudità forzata o minacce di matrimonio forzato. Si tratta di forme di violenza fisica e sessuale che costituiscono tortura o altri maltrattamenti ai sensi del diritto internazionale.

Un medico coinvolto nella presa a carico degli ostaggi rilasciati nel novembre 2023 ha riferito ad Amnesty International che alcuni ostaggi hanno denunciato di essere stati picchiati, costretti ad assistere o partecipare ad atti violenti, confinati in isolamento o nell'oscurità totale e privati dei bisogni primari, con gravi e durature conseguenze sulla salute mentale e fisica. Il medico ha anche affermato che alcuni ostaggi tornati hanno dichiarato di aver subito violenze sessuali, tra cui nudità forzata e violenza sessuale.

La Commissione internazionale indipendente d'inchiesta sui territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e Israele (Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite) ha dichiarato nel settembre 2024 di aver “ricevuto informazioni credibili secondo cui alcuni ostaggi sarebbero stati sottoposti a violenze sessuali e di genere durante la prigionia”, tra cui una donna che ha riferito di essere stata violentata. Anche l'Ufficio del Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti e l'Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale hanno riferito di aver trovato prove di violenze sessuali, compreso lo stupro, nei confronti degli ostaggi. La Camera preliminare della Corte penale internazionale, nell'approvare la richiesta del Procuratore di un mandato di arresto nei confronti di Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri (noto come Mohammed Deif), comandante dell'ala militare di Hamas, ha osservato che “mentre erano tenuti prigionieri a Gaza, alcuni ostaggi, prevalentemente donne, sono stati sottoposti a violenze sessuali e di genere, tra cui penetrazione forzata, nudità forzata e trattamenti umilianti e degradanti”.

Hamas e la Jihad islamica palestinese hanno sottoposto tutti gli ostaggi da loro trattenuti, così come i loro familiari, ad abusi psicologici. Hanno tenuto tutti gli ostaggi in isolamento, senza alcun contatto con il mondo esterno. Hanno negato a tutti gli ostaggi la possibilità di comunicare con le loro famiglie e di accedere al CICR fino al loro rilascio. Non hanno fornito un elenco degli ostaggi che detenevano, né hanno condiviso dettagli e aggiornamenti sulla loro ubicazione o condizione, negando così alle famiglie informazioni sui loro cari tenuti in ostaggio. I familiari degli ostaggi con cui Amnesty International ha parlato hanno descritto di non aver ricevuto segni di vita per mesi o più a lungo, nonché il dolore e l'angoscia insopportabili di non sapere dove o come si trovassero i loro cari, né se e quando sarebbero tornati.

Secondo le testimonianze rilasciate ai medici dagli ostaggi liberati, i gruppi armati palestinesi hanno intenzionalmente separato i membri delle famiglie tenuti in ostaggio e hanno tenuto alcuni bambini completamente soli. Erez Calderon, che all'epoca del suo rapimento da Nir Oz aveva 11 anni e la cui cattura è stata registrata in un video verificato da Amnesty International, ha raccontato ai media israeliani di essere stato tenuto separato dal padre e dalla sorella. Ciò è stato confermato dai familiari di Erez in diverse dichiarazioni ai media.

Hamas e i gruppi armati palestinesi hanno pubblicato fotografie e video di ostaggi spesso feriti, sofferenti, spaventati o che imploravano per la propria vita o il proprio rilascio. Hanno anche fatto sfilare pubblicamente gli ostaggi davanti alla folla durante il loro rapimento e in umilianti “cerimonie di rilascio”. Sottoporre gli ostaggi a trattamenti così umilianti e degradanti è una forma di oltraggio alla dignità personale, vietata dal diritto internazionale umanitario e costituisce un crimine di guerra.

Tra la fine di luglio e l'inizio di agosto 2025, i gruppi armati palestinesi hanno pubblicato online dei video di due ostaggi che indicavano che erano stati sottoposti a gravi maltrattamenti. Uno degli ostaggi, Rom Braslavski, è stato visto sul pavimento di un tunnel, emaciato e in lacrime, in un video recante il logo delle Brigate Al-Quds, l'ala militare della Jihad Islamica Palestinese. Egli afferma di essere troppo debole per stare in piedi e di essere in fin di vita. Ad aumentare la sofferenza della famiglia, la Jihad islamica palestinese ha affermato che, da quando è stato girato il video, ha perso i contatti con i rapitori di Rom. Un video di Evyatar David pubblicato il 2 agosto 2025 dalle Brigate Al-Qassam lo mostra emaciato in un tunnel e costretto a scavare quella che lui ritiene essere la sua tomba. Descrive in dettaglio e con riferimento a un calendario annotato i giorni consecutivi senza cibo. Essere costretti a scavare la propria tomba in queste circostanze equivale a tortura, così come lo è la negazione intenzionale di cibo per lunghi periodi di tempo durante la prigionia e gli abusi psicologici.

La detenzione di ostaggi e la trasmissione di video delle loro sofferenze non solo costituiscono un crimine contro le vittime dirette, ma l'incertezza e l'angoscia causate ai loro cari costituiscono tortura o altri maltrattamenti.

Presa di ostaggi e sequestro di corpi

Secondo un database prodotto dal quotidiano israeliano Haaretz, incrociato con altri set di dati, delle 251 persone sequestrate durante gli attacchi guidati da Hamas nel sud di Israele, 27 erano soldati in servizio attivo. La stragrande maggioranza delle restanti 224 persone erano civili. Si trattava di 124 uomini, 64 donne e 36 bambini. Tra le persone rapite da Israele c'erano 16 bambini di età inferiore ai 10 anni e nove persone di età superiore agli 80 anni. La maggior parte delle persone sequestrate erano israeliani ebrei, compresi alcuni con doppia nazionalità. Sette erano cittadini beduini di Israele. Almeno 35 erano cittadini stranieri. In 36 casi, le vittime erano già morte quando sono state portate a Gaza.

Sulla base di prove video e testimonianze, Amnesty International ha documentato episodi di individui, coppie e famiglie costretti ad abbandonare le proprie case in diverse comunità civili il 7 ottobre 2023 e portati a Gaza, anche da membri delle Brigate Al-Qassam. Ha documentato analogamente il rapimento di giovani dal sito del festival musicale Nova e dalle zone circostanti, alcuni dei quali sono stati costretti ad abbandonare i rifugi antiaerei dove si erano nascosti.

Shoshan Haran, fondatrice e presidente di Fair Planet, una ONG israeliana per lo sviluppo, e membro di Women Wage Peace, un movimento popolare per la pace, è stata rapita insieme ad altri sei membri della sua famiglia, tra cui tre bambini, e tenuta in ostaggio da Hamas. Shoshan, che viveva a Be'eri, un kibbutz a circa 4 km dalla recinzione che circonda Gaza, e all'epoca aveva 67 anni, ha raccontato ad Amnesty International che, dopo aver ricevuto un avvertimento tramite WhatsApp, lei e la sua famiglia si sono rifugiati nella loro stanza di sicurezza.

Shoshan ha raccontato ad Amnesty International che uomini armati li hanno costretti a uscire dalla stanza di sicurezza. Uno di loro ha gridato loro in inglese: “Donne, bambini, prendete. Uomini, boom-boom”. Sono stati poi portati via dal kibbutz, a Gaza. Quando lei e cinque membri della sua famiglia sono stati liberati da quelli che lei ha descritto come “50 giorni di prigionia terrificanti”, ha saputo che suo marito, Avshalom Haran, era stato ucciso dopo che la famiglia era stata costretta a uscire dalla sua stanza di sicurezza. Suo genero, Tal Shoham, che era stato rapito insieme a lei, ha sopportato oltre 500 giorni di prigionia prima di essere rilasciato.

Anche la sorella di Shoshan, Lilach Kipnis, il marito di sua sorella, Eviatar Kipnis, e Paul Castelvi, un cittadino filippino che lavorava come badante presso la famiglia, sono stati uccisi nell'attacco al kibbutz.

Liat Atzili, un'insegnante di 49 anni, ha raccontato ad Amnesty International di essere stata presa in ostaggio a Nir Oz, un altro kibbutz vicino alla recinzione che circonda Gaza. Ha raccontato di essersi nascosta nella sua stanza di sicurezza mentre il kibbutz veniva attaccato e che all'inizio alcune persone in abiti civili sono entrate, hanno aperto la porta della stanza di sicurezza, le hanno chiesto dei soldi e se ne sono andate quando lei ha risposto di non averne. Poco dopo, però, sono arrivati degli uomini armati. Ha raccontato: “Sono arrivate due persone, armate, in uniforme, e hanno aperto la porta. Mi hanno rapita”. Ha raccontato di essere stata portata via in un veicolo insieme a un'altra persona del kibbutz, ma di essere stata separata da questa persona all'arrivo a Gaza. Ha riferito ad Amnesty International che le guardie che la tenevano prigioniera le hanno detto di essere membri di Hamas e ha raccontato di aver ricevuto la visita di altri membri di Hamas durante la sua prigionia, che lei ha capito essere di grado più elevato e che “facevano il giro degli appartamenti” dove erano tenuti prigionieri gli ostaggi.

Inoltre, tra le persone rapite il 7 ottobre 2023 c'erano individui che erano chiaramente molto gravemente feriti, come si vede nei video verificati da Amnesty International. Tra questi c'era Hersh Goldberg-Polin, 22 anni, rapito sulla strada 232 vicino al sito del festival Nova dopo essere fuggito dall'attacco al festival e aver cercato rifugio in un bunker.

Amnesty International ha anche documentato prove che combattenti palestinesi, tra cui probabilmente combattenti delle Brigate Al-Qassam e delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, hanno portato a Gaza i corpi di persone uccise o ferite mortalmente durante gli attacchi nel sud di Israele. Questa pratica ha negato alle famiglie la possibilità di seppellire i propri cari e in molti casi le ha lasciate nell'incertezza, a volte per mesi o più a lungo, se i loro cari fossero ancora vivi o fossero stati uccisi.

Almeno 48 ostaggi catturati vivi sarebbero morti a Gaza. Altri sono stati rilasciati in seguito a scambi negoziati o salvati durante raid militari israeliani, uno dei quali ha provocato la morte di centinaia di palestinesi.

Uccisione di ostaggi

Le Brigate Al-Qassam, ala militare di Hamas, e le Brigate Al-Quds, ala militare della Jihad islamica palestinese, hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche minacciando di uccidere gli ostaggi israeliani che detengono come rappresaglia per le azioni israeliane o per impedire operazioni di salvataggio da parte dell'esercito israeliano.

Il 1° settembre 2024, l'esercito israeliano ha annunciato che, il giorno precedente, aveva recuperato i corpi di sei ostaggi israeliani da un tunnel sotterraneo a Rafah, vicino al luogo in cui le sue forze avevano trovato un altro ostaggio, il 52enne Qaid Farhan Alkadi, solo ma vivo, in un tunnel nell'agosto 2024.

Tre dichiarazioni pubblicate da Abu Obaida, portavoce delle Brigate Al-Qassam, sui social media il 2 settembre 2024, apparentemente in risposta all'annuncio dell'esercito israeliano, suggerivano che i sei fossero stati uccisi per impedire il loro salvataggio.

Nel 2025, le Brigate Al-Qassam hanno intensificato le minacce di uccidere i restanti ostaggi israeliani. Il 15 febbraio 2025, come mostrato in un video analizzato da Amnesty International, hanno costretto uno dei tre ostaggi israeliani che stavano per essere rilasciati in seguito a uno scambio negoziato di ostaggi e prigionieri a tenere una clessidra sopra una fotografia di Matan Zangauker, uno degli ostaggi ancora detenuti a Gaza, in un messaggio minaccioso che indicava che il tempo a disposizione per gli ostaggi rimasti stava per scadere. Il 24 marzo 2025, le Brigate Al-Qassam hanno diffuso un altro video in cui due ostaggi imploravano uno scambio di ostaggi-prigionieri come unica possibilità di sopravvivenza.

I corpi di tre dei più noti ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023, l'argentino-israeliana Shiri Bibas e i suoi due figli - Kfir Bibas di nove mesi e Ariel Bibas di quattro anni - sono stati finalmente restituiti alla loro famiglia il 21 febbraio 2025 nell'ambito di uno scambio negoziato di ostaggi e prigionieri. Tre settimane prima, le Brigate Al-Qassam avevano rilasciato Yarden Bibas, marito di Shiri e padre dei bambini, che era stato tenuto separato dalla moglie e dai figli.

Shiri e i suoi due figli erano vivi e incolumi quando sono stati visti mentre venivano rapiti da Nir Oz il 7 ottobre 2023, ma in un video datato 20 dicembre 2024, un portavoce delle Brigate Mujahideen, l'ala militare del Movimento Mujahideen Palestinese, ha dichiarato in un'intervista ai media che erano stati uccisi in un attacco aereo israeliano insieme ai loro rapitori. Le Brigate Al-Qassam hanno rilasciato una dichiarazione in tal senso e l'esercito israeliano ha affermato che avrebbe indagato sull'accusa. Né le Brigate Mujahideen né le Brigate Al-Qassam hanno fornito prove a sostegno delle loro affermazioni. Le autorità israeliane hanno affermato che le vittime erano state uccise dai loro rapitori, ma anche in questo caso non hanno fornito alcuna prova.

Alcuni ostaggi sono stati uccisi dall'esercito israeliano. Il caso più noto è quello di Yotam Haim, 28 anni, Samer Talalka, 22 anni, e Alon Shamriz, 26 anni, tutti uccisi a colpi d'arma da fuoco il 15 dicembre 2023 nel quartiere di Shuja'iya della città di Gaza, dove le forze israeliane stavano affrontando una forte resistenza da parte dei gruppi armati palestinesi locali. L'esercito israeliano si è prontamente assunto la responsabilità di queste uccisioni, mentre nel caso di altri tre ostaggi - Nik Beizer, Ron Sherman ed Elia Toledano - ci sono voluti 10 mesi perché l'esercito annunciasse che erano stati uccisi in un attacco aereo nel novembre 2023.

Contesto

Durante gli attacchi del 7 ottobre 2023 nel sud di Israele sono state uccise circa 1200 persone. Più di 800 di loro erano civili, tra cui almeno 36 bambini. Le vittime erano principalmente israeliani ebrei, ma tra loro c'erano anche cittadini beduini di Israele e decine di lavoratori migranti stranieri, studenti e richiedenti asilo. Più di 4000 persone sono rimaste ferite e centinaia di case e strutture civili sono state distrutte o rese inabitabili. Amnesty International ha concluso che i gruppi armati palestinesi hanno commesso violazioni del diritto internazionale umanitario e crimini di guerra durante gli attacchi e continuano a commettere crimini ai sensi del diritto internazionale con la detenzione e il maltrattamento degli ostaggi e il sequestro dei corpi.

Nel maggio 2024, l'Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale ha presentato richiesta di mandato d'arresto nei confronti dei leader di Hamas Ismail Haniyeh, Mohammed Deif e Yahya Sinwar per la loro presunta responsabilità nei seguenti crimini di guerra e/o crimini contro l'umanità commessi dal 7 ottobre 2023 in poi: sterminio, omicidio, stupro e altre violenze sessuali, presa di ostaggi, tortura, altri atti inumani, trattamenti crudeli e oltraggi alla dignità personale. Nel novembre 2024, la Camera preliminare della Corte ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Mohammed Deif. La Camera ha chiuso il procedimento nei confronti dei tre sospetti palestinesi dopo che è stata confermata la loro uccisione durante operazioni militari israeliane.

L'offensiva militare lanciata da Israele sulla scia degli attacchi del 7 ottobre 2023 ha causato la morte di oltre 65000 persone, tra cui oltre 18000 bambini, e il ferimento di oltre 200000 persone, secondo il Ministero della Salute con sede a Gaza. Molti sono stati uccisi o feriti in attacchi diretti contro civili o attacchi indiscriminati, che spesso hanno spazzato via intere famiglie multigenerazionali. Decine di migliaia di palestinesi a Gaza rimangono dispersi; si ritiene che i loro corpi siano intrappolati sotto le macerie degli edifici distrutti o in aree inaccessibili a causa delle operazioni militari israeliane. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), il 78% di tutte le strutture a Gaza è stato distrutto o danneggiato a seguito delle operazioni militari israeliane.

Nel novembre 2024, la Camera preliminare della Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant per crimini di guerra quali la riduzione alla fame di civili e l'attacco intenzionale contro la popolazione civile, nonché per crimini contro l'umanità quali omicidio, persecuzione e altri atti disumani.

Nel dicembre 2024 Amnesty International ha concluso che Israele sta commettendo un genocidio contro i palestinesi a Gaza attraverso uccisioni, causando gravi danni fisici o mentali e infliggendo deliberatamente ai palestinesi a Gaza condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica. Migliaia di palestinesi di Gaza, per lo più civili, sono stati arrestati durante le operazioni militari israeliane, molti dei quali sono stati sottoposti a nudità forzata in pubblico e tortura prima di essere trasferiti in campi di detenzione e prigioni all'interno di Israele.

Durante la detenzione, le autorità israeliane li hanno sistematicamente sottoposti a tortura o altri maltrattamenti, tra cui fame, violenza fisica e sessuale, e hanno negato loro l'accesso a osservatori indipendenti e organizzazioni umanitarie. Dal 7 ottobre 2023, almeno 76 palestinesi sono morti mentre erano in custodia israeliana, secondo la commissione dei detenuti palestinesi. Si ritiene che il numero effettivo di morti palestinesi in custodia sia più alto.

Gli attacchi del 7 ottobre 2023 sono avvenuti sullo sfondo della prolungata occupazione israeliana dei Territori palestinesi occupati e delle diffuse violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze israeliane contro i palestinesi, tra cui l'imposizione di un sistema di apartheid sui palestinesi e il blocco illegale di Gaza in atto dal 2007.