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“L'intercettazione con la forza delle navi della Global Sumud Flotilla e la detenzione degli equipaggi al largo della costa di Gaza da parte di Israele è un attacco sfrontato contro gli attivisti solidali che svolgono una missione umanitaria del tutto pacifica. Questo sequestro arriva dopo settimane di minacce e incitamenti da parte di funzionari israeliani contro la flottiglia e i suoi partecipanti e dopo diversi tentativi di sabotare alcune delle sue navi.”
“Continuando a bloccare attivamente gli aiuti vitali a una popolazione contro la quale Israele sta commettendo un genocidio, anche provocando una carestia, Israele dimostra ancora una volta il proprio totale disprezzo per le ordinanze giuridicamente vincolanti della Corte internazionale di giustizia e per i propri obblighi in quanto potenza occupante di garantire ai palestinesi di Gaza l'accesso a cibo sufficiente e assistenza umanitaria salvavita.”
“Le persone parte dell'equipaggio delle navi intercettate devono essere rilasciate immediatamente e incondizionatamente. La loro detenzione è illegale e Israele deve essere ritenuto pienamente responsabile della loro sicurezza e garantire che siano protetti da qualsiasi forma di maltrattamento in attesa del loro rilascio.”
“Questo intercettamento non riguarda solo il blocco degli aiuti; è un atto calcolato di intimidazione inteso a punire e mettere a tacere i critici del genocidio di Israele e del suo blocco illegale su Gaza. Le provocazioni e le minacce che l'hanno preceduto sono anche un tentativo spudorato di demonizzare le iniziative di solidarietà pacifica che cercano di porre fine al genocidio di Israele e al crudele blocco che ha imposto a Gaza dal 2007 e che ha notevolmente inasprito dall'ottobre 2023. Siamo seriamente preoccupati per la sicurezza di tutti coloro che sono stati arrestati finora, in particolare i delegati arabi e gli attivisti di solidarietà che sono stati oggetto di una intensa campagna diffamatoria.”
La Global Sumud Flotilla, il cui equipaggio era composto da difensori dei diritti umani, medici, parlamentari, attivisti e giornalisti provenienti da oltre 40 paesi, e altre precedenti iniziative pacifiche che hanno tentato di rompere il blocco illegale di Israele, sono emerse come un potente simbolo di solidarietà con la popolazione palestinese assediata, affamata e sofferente nella Striscia di Gaza. Il fatto stesso che abbiano dovuto salpare è una chiara accusa alla comunità internazionale per il suo persistente fallimento nel porre fine al genocidio in corso da parte di Israele e nel garantire il flusso senza ostacoli degli aiuti ai palestinesi nella Striscia di Gaza.
“Il tempo delle semplici condanne è finito. Gli Stati di tutto il mondo devono agire ora e chiarire che non tollereranno più la sistematica fame inflitta da Israele ai palestinesi di Gaza né il suo attacco agli sforzi umanitari civili disarmati. L'impunità decennale per le palesi violazioni del diritto internazionale da parte di Israele deve finire, nulla può giustificare il genocidio.”
“Gli Stati devono esigere il ritorno immediato e sicuro di tutti i detenuti e consentire l'accesso senza ostacoli a Gaza alle altre navi. Devono inoltre esercitare pressioni su Israele affinché revochi il suo soffocante blocco durato 18 anni e consenta ora la consegna degli aiuti umanitari attraverso tutti i valichi di frontiera verso e all'interno di Gaza”.