Azione di solidarietà con la popolazione di Gaza e gli studenti del Poli di Zurigo, Basilea 5 ottobre 2024 . © Andreas Haas / dieBildmanufaktur / imago
Azione di solidarietà con la popolazione di Gaza e gli studenti del Poli di Zurigo, Basilea 5 ottobre 2024 . © Andreas Haas / dieBildmanufaktur / imago
Manifestazioni al Politecnico di Zurigo

Non criminalizzare gli studenti mobilitati per Gaza

Domani, diverse persone compariranno in tribunale a Zurigo per aver partecipato a dei sit-in al Politecnico di Zurigo. La loro mobilitazione era volta a denunciare le violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza e il possibile coinvolgimento dell'alta scuola at-traverso la collaborazione accademica con atenei israeliani. Amnesty International Svizzera condanna fermamente la criminalizzazione di questo impegno studentesco e la repressione delle voci critiche all'interno del campus. Di fronte al genocidio in corso a Gaza, è essenziale che le alte scuole e le autorità svizzere garantiscano i diritti fondamentali alla libertà di espressione e di riunione, e che non li violino.

Dettagli

Le manifestazioni studentesche nelle alte scuole e nelle università svizzere - in particolare in solidarietà con la popolazione di Gaza - sono state represse in diverse occasioni lo scorso anno con interventi di polizia, oltre che con la minaccia di procedimenti disciplinari e azioni penali. Invece di promuovere un ambiente favorevole allo scambio e al dibattito critico, le direzioni degli istituti hanno spesso cercato di mettere a tacere queste voci.

Il 7 e il 31 maggio 2024, tra le 60 e le 100 persone, la maggior parte studenti, si sono riunite al Politecnico di Zurigo (ETHZ) per partecipare a sit-in pacifici nell'atrio principale. Dopo meno di due ore, i rispettivi raduni sono stati dispersi dalla polizia. Il 26 agosto e il 17 settembre alcune persone che hanno partecipato ai raduni dovranno rispondere dell’accusa di manifestazione non autorizzata e di violazione di domicilio davanti al Tribunale distrettuale di Zurigo.

"Le alte scuole e le università sono al cuore dell’apprendimento e della riflessione critica. Chi manifesta pacificamente in questi luoghi non dovrebbe aspettarsi atti di repressione o intimidazione", afferma Alicia Giraudel, giurista di Amnesty International Svizzera. "Essere studente non dovrebbe significare rinunciare al proprio diritto alla libertà di espressione e di riunione una volta all'interno dell'università".

Alicia Giraudel sottolinea che "manifestare pacificamente è un diritto fondamentale, garantito dalla Costituzione federale e da trattati internazionali sui diritti umani, in particolare dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani (CEDU). Tutte le istituzioni che svolgono una funzione pubblica, università e alte scuole incluse, sono tenute a proteggere e rispettare questo diritto e a contribuire alla sua attuazione".

Secondo il diritto internazionale, la mancata notifica di una manifestazione o il mancato rispetto di alcuni requisiti amministrativi non può giustificare un'azione penale o sanzioni sproporzionate contro chi organizza o partecipa a raduni pacifici. Obblighi di notifica possono essere imposti solo se sono assolutamente necessari e proporzionati al raggiungimento di obiettivi legittimi.

La libertà accademica è al centro del diritto all'educazione. Le alte scuole hanno la responsabilità di garantire un ambiente favorevole alla pluralità dei punti di vista. Il sit-in al Politecnico di Zurigo denunciava le collaborazioni con università israeliane che potrebbero implicare l’istituzione in violazioni dei diritti umani. Queste collaborazioni potrebbero essere in contraddizione con l’obbligo di prevenzione iscritto nella Convenzione sul genocidio. In questo contesto, il diritto internazionale protegge anche il diritto di manifestare a portata di vista e di udito del pubblico destinatario delle rivendicazioni espresse.

Pluralità di opinioni

"Le critiche alla politica del governo israeliano non devono essere equiparate all'antisemitismo. Troppo spesso, le critiche e le proteste legittime vengono soppresse o squalificate con questa accusa. Il diritto alla libertà di espressione e di riunione protegge anche le opinioni considerate scomode o controverse, purché non incitino all'odio, alla violenza o alla discriminazione, che si tratti di antisemitismo o islamofobia. Secondo le informazioni a disposizione di Amnesty International, nessun comportamento di questo tipo è stato attribuito a chi manifestava al Poli di Zurigo", osserva Alicia Giraudel.

“Il diritto di opporsi pacificamente alle violazioni dei diritti umani, anche nel contesto del genocidio a Gaza, è un pilastro centrale dello Stato di diritto”, conclude la giurista.

Anziché criminalizzare chi si impegna per i diritti umani, le istituzioni accademiche devono assumersi la responsabilità di garantire la libertà di espressione e di riunione. Data la portata delle violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani a Gaza e nel Territorio Palestinese Occupato, è più che mai essenziale proteggere le voci che si esprimono per la giustizia e la dignità umana.

Il contesto

Nell'ultimo anno, le mobilitazioni contro la guerra a Gaza hanno avuto luogo nelle alte scuole e nelle università svizzere. Al Politecnico di Zurigo tra le 60 e le 100 persone - per lo più studenti - si sono riunite il 7 e il 31 maggio 2024 per azioni pacifiche nell'atrio principale. Hanno denunciato i crimini commessi a Gaza e in Cisgiordania, le espulsioni, la distruzione, la fame e la sofferenza della popolazione civile, criticando la passività della Svizzera. Anche la cooperazione universitaria con le istituzioni israeliane è stata messa in discussione, a causa dei rischi di trasferimenti di tecnologia per uso militare. Sono stati esposti gli slogan “No tech for genocide” e “No universities left in Gaza”. Mentre l'Università di Zurigo ha rifiutato di sporgere denuncia, il Politecnico di Zurigo ha denunciato chi manifestava per violazione di domicilio e manifestazione non autorizzata. Altre persone sono ancora interrogate dal Pubblico Ministero.