La mobilitazione nelle Università, qui a Losanna © Keystone, Noemi Cinelli
La mobilitazione nelle Università, qui a Losanna © Keystone, Noemi Cinelli
Manifestazioni nelle Università svizzere

Nessuna tattica intimidatoria per mettere a tacere gli studenti!

Per porre fine alle manifestazioni pacifiche nelle loro sedi diverse Università e istituti superiori hanno lanciato ultimatum e minacciato chi manifesta pacificamente con sanzioni accademiche e/o denunce penali. Questi metodi, che non sono altro che tattiche di intimidazione, sono contrari al ruolo delle Università nel garantire la libertà di espressione.

Dettagli

"La manifestazione pacifica è un diritto umano fondamentale garantito dalla Costituzione e dai trattati internazionali sui diritti umani, in particolare dalla CEDU. Qualsiasi persona o autorità che svolge un compito ufficiale, come un'Università o una Alta scuola è quindi obbligata a proteggere, rispettare e contribuire alla realizzazione di questo diritto", sottolinea Anita Goh, responsabile della campagna di Amnesty Svizzera.

Il diritto di manifestare, ossia la libertà di riunirsi pacificamente e la libertà di esprimersi, deve essere garantito indipendentemente dal luogo, dalla forma, dalla modalità di espressione o dalla durata scelta dai manifestanti, purché non si verifichino episodi di violenza diffusa o appelli alla violenza, alla discriminazione o all'odio. Ciò è tanto più vero in uno spazio appartenente allo Stato e quando i messaggi dei manifestanti sono direttamente collegati al luogo scelto. Questo principio rimane valido anche se le manifestazioni sono "suscettibili di offendere o turbare persone ostili alle idee o alle richieste che cercano di promuovere".

Secondo le informazioni riportate dai media e raccolte da Amnesty International, chi manifesta si è premurato di redigere delle “norme di condotta” per ogni manifestazione, vietando qualsiasi violenza o appello alla violenza, all'odio o alla discriminazione. Inoltre, nessuna violenza o incitamento all'odio, alla violenza o alla discriminazione può essere attribuita alle manifestazioni nel loro complesso. Possiamo quindi ritenere che si sia trattato di manifestazioni pacifiche, protette dalla Costituzione federale e dal diritto internazionale.

"Inoltre, in questo contesto, le Università e le altre scuole devono tollerare un certo livello di fastidio e disturbo", spiega Anita Goh. Tuttavia, secondo le informazioni riportate dai media e raccolte da Amnesty International, i disagi causati dalle manifestazioni nelle Università e nelle Alte scuole sembrano minimi: non hanno interrotto l'accesso agli edifici alle aule o ai percorsi di emergenza da parte delle persone parte della comunità universitaria o del pubblico in generale, né hanno avuto alcun impatto sulla vita quotidiana della popolazione in generale.  

"Tuttavia, diverse Università e Alte scuole hanno minacciato pubblicamente questi manifestanti pacifici con sanzioni accademiche e/o denunce penali, ignorando il fatto che queste persone stanno esercitando un diritto fondamentale. Si tratta di una tattica di intimidazione inaccettabile", aggiunge Anita Goh. 

"Chiediamo alle Università, alle Alte scuole e ai politecnici in cui si svolgono manifestazioni pacifiche di attenersi ai propri obblighi di rispettare e proteggere il diritto di manifestare, e di ricorrere alla polizia solo in caso di violenza", conclude Anita Goh. 

Ulteriori informazioni

Il diritto di manifestare non è assoluto e la polizia può imporre restrizioni, purché rispetti i principi di legalità, legittimità e necessità e ponderi attentamente gli interessi in gioco. Inoltre, la decisione di disperdere una manifestazione pacifica dovrebbe essere presa solo come ultimo rimedio.

La minaccia o la presentazione di una denuncia per violazione di domicilio, o per qualsiasi altra violazione della legge nazionale, non può essere un motivo automatico per disperdere una manifestazione e sarebbe contraria al diritto di manifestare e agli obblighi internazionali della Svizzera in materia di diritti umani. Ciò non significa che non si possano imporre sanzioni in seguito a tale denuncia, se la violazione è provata, ma questo processo deve rimanere separato dalla manifestazione pacifica stessa. 

In caso di procedimento giudiziario per violazione di una legge nazionale durante una manifestazione, le accuse devono essere proporzionate al reato commesso e devono essere presi in considerazione gli elementi specifici della manifestazione, compresa la sua intenzione e l'impatto complessivo, per garantire che non vengano imposte restrizioni indebite ai diritti di libertà di coscienza, espressione e riunione pacifica.