© Amnesty International
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Referendum sull’esportazione di materiale bellico

Nessuna arma svizzera per i crimini di guerra

A fine dicembre 2025, in seguito a pressioni da parte dell’industria degli armamenti, il Parlamento svizzero ha ammorbidito la Legge sul materiale bellico. Questa decisione aumenta il rischio che armi svizzere diano utilizzare per commettere crimini di guerra o gravi violazioni dei diritti umani. Amnesty International invita a firmare il referendum.

Dettagli

Da decenni Amnesty International conduce delle campagne internazionali a favore di un rigido controllo del commercio globale di armi. Un passo importante è stata l’adozione, il 2 aprile 2013, del Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) che vieta la consegna di armi in paesi dove sussiste il rischio che queste siano utilizzate per commettere crimini di guerra o gravi violazioni dei diritti umani. La Svizzera ha contribuito al raggiungimento di questo accordo e ha ratificato il trattato nel 2015.

Ora però la legislazione svizzera dovrà essere ammorbidita al punto che le armi svizzere potrebbero essere trovate nelle mani di eserciti o di gruppi armati responsabili di crimini di guerra e di violazioni dei diritti umani. Chi acquista materiali bellici prodotti in Svizzera potrebbe riesportali in paesi verso i quali la Svizzera non ha il diritto di esportare direttamente – come il Sudan o la Svizzera. Eccezione cinica: l’Ucraina. Inoltre, il Consiglio federale dovrebbe vedersi accordare la competenza di derogare alle regole sull’esportazione secondo la propria discrezione.

Questa decisione interviene almeno tre anni dopo che il contro-progetto all’iniziativa detta “di correzione” ha finalmente iscritto nella legge dei criteri chiari per le esportazioni di materiale di guerra e la riesportazione di armi svizzere. Essa contraddice pure l’impegno preso dalla Svizzera al momento della ratifica del ATT: procedere a una valutazione dei rischi prima di qualsiasi autorizzazione per l’esportazione di armi.

Ciò che la legge vuole cambiare:

  • soppressione della dichiarazione di non-riesportazione (articolo 18). Questa misura significa che il materiale bellico svizzero potrà essere rivenduto senza condizioni. Armi svizzere potranno così arrivare in Stati come il Sudan o Israele per vie traverse, nonostante il divieto di consegna diretta dalla Svizzera.
  • Per i pezzi di ricambio e le componenti delle armi in linea di principio l’obbligo di dichiarazione di non ri-esportazione sarebbe soppresso. In pratica basterebbe smontare un sistema di armi nei vari pezzi che lo compongono per circuire qualsiasi limitazione.
  • Fine del divieto di esportare armi verso dei paesi implicati in un conflitto armato (articolo 22a) per un gruppo di 25 Stati, che include Ungheria, Argentina e Stati Uniti.
  • Competenza obbligatoria del Consiglio federale (articolo 22b): il Consiglio federale potrebbe aggirare i criteri di autorizzazione delle esportazioni di armi, inclusa la protezione dei diritti umani, invocando delle “circostanze straordinarie” formulate in modo vago e la “preservazione degli interessi di politica di sicurezza”. Armi svizzere potranno allora essere consegnate anche a paesi che violano sistematicamente e gravemente i diritti umani.