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"L'Uganda continua a dimostrarsi accogliente e generosa, in un periodo nel quale molti paesi stanno chiudendo i loro confini ai rifugiati, ma è sottoposta a un onere incredibile dal momento che, mentre i fondi mancano, ogni giorno arrivano altre migliaia di sud sudanesi", ha dichiarato Muthoni Wanyeki, direttore di Amnesty International per l'Africa orientale, il Corno d'Africa e la regione dei Grandi laghi.
"I paesi donatori, come Usa, Canada, Cina, Giappone e gli stati membri dell'Unione europea, devono raddoppiare gli sforzi nei confronti dell'Uganda assicurando l'erogazione tempestiva di fondi per i bisogni immediati e a lungo termine dei rifugiati, che non devono diventare le nuove vittime del fallimento collettivo e vergognoso della cooperazione internazionale", ha aggiunto Wanyeki.
Ricercatori di Amnesty International hanno visitato i campi per rifugiati di quattro province settentrionali dell'Uganda - Adjumani, Moyo, Yumbe e Arua - verificando coi loro occhi l'impatto della mancanza di fondi. C'è assoluta mancanza di cibo, acqua, ripari e altri servizi di prima necessità. Il sostegno ai più vulnerabili, come i minori non accompagnati, le persone anziane e quelle con disabilità, è profondamente insufficiente.
Torture, uccisioni e stupri in Sud Sudan
I rifugiati che si trovano in Uganda sono fuggiti nel corso di alcuni tra i peggiori picchi di violenza che hanno colpito la regione meridionale di Equatoria da quando, nel dicembre 2013, è iniziato il conflitto del Sud Sudan.
Amnesty International ha parlato con oltre 80 rifugiati, i quali hanno fornito dettagli orribili di torture, uccisioni indiscriminate, stupri e saccheggi.
Joyce, 37 anni, ha assistito alla morte per accoltellamento del marito: "Lo hanno arrestato e, senza usare neanche una pallottola, lo hanno accoltellato tante volte fino a quando è morto".
Jane, 28 anni, è stata stuprata da tre uomini in uniforme: "Sono entrati in casa, hanno ucciso mio marito e poi mi hanno stuprata".
Patrick, 19 anni, è stato detenuto insieme al fratello in un container all'interno dell'accampamento militare di Nyepo: "Ogni notte ci prelevavano, uno a uno. Ci bendavano, ci interrogavano e ci torturavano. Avevano delle pinze, con cui ci stringevano e giravano le dita".
Patrick è riuscito a fuggire ma non ha più notizie del fratello.
L'assistenza a lungo termine, così necessaria a chi ha subito traumi enormi, non è disponibile a causa della mancanza di fondi.
A maggio, era stato fornito all'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) solo il 18 per cento dei fondi richiesti. Da allora l'Unhcr, il Programma alimentare mondiale e 57 agenzie per l'aiuto umanitario hanno sollecitato oltre 4,1 miliardi di dollari, necessari per poter fornire assistenza vitale fino alla fine del 2017.
"Nonostante questa disperata situazione e i molteplici appelli dell'Uganda e delle Nazioni Unite per aumentare i fondi, i paesi donatori non stanno rispondendo. Non condividere le responsabilità con l'Uganda significa far venir meno la protezione a migliaia di rifugiati, in violazione di un preciso obbligo di diritto internazionale. Il vertice di Kampala è un'occasione per cambiare le cose", ha concluso Wanyeki.
Ulteriori informazioni
La legislazione ugandese in materia di rifugiati è una delle più avanzate del mondo. I rifugiati hanno una certa libertà di movimento, accesso a servizi di base come la salute e l'educazione e possono lavorare, anche in proprio.
Il vertice Uganda Solidarity Summit on Refugees si terrà il 22 e 23 giugno a di Kampala.
Il conflitto del Sud Sudan è scoppiato nel dicembre 2013 dopo che il presidente Salva Kiir ha accusato il suo allora vice Riek Machar di aver tramato un colpo di stato. I vari successivi tentativi di negoziare la pace sono falliti e la violenza etnica è immediatamente ripresa.
Il conflitto sta avendo conseguenze devastanti sui civili, tra cui la carestia, ed è persino ipotizzabile un genocidio. Quella dei sud sudanesi è la più ampia crisi dei rifugiati del continente africano e la terza nel mondo, dopo quella di siriani e afgani.