Due manifestanti con un cartello su quale è scritto "Act Now - stop executions in Iran" (agire ora - fermare le esecuzioni in Iran)
© Amnesty International Foto: Stephane Lelarge
Pena di morte

Cinque miti da sfatare

Il dibattito sulla pena di morte è spesso dominato da miti o idee sbagliate. Molti miti sulla pena capitale continuano a persistere, anche se i fatti dimostrano il contrario. Ecco i miti più diffusi e i fatti.

Mito

La pena di morte scoraggia i crimini e rende la società più sicura.

Fatto

Non ci sono prove convincenti che la pena di morte abbia un effetto deterrente maggiore rispetto ad altre pene.

In Canada, nel 2008 il tasso di omicidi era meno della metà rispetto al 1976, quando la pena capitale è stata abolita.

Uno studio basato su dati raccolti nel corso di 35 anni ha messo a confronto Hong Kong, dove non è applicata la pena di morte, con Singapore, che ha all'incirca la stessa densità di popolazione e applica regolarmente la pena capitale. Secondo le analisi, la pena capitale non ha quasi alcun effetto sul tasso di criminalità. 


Mito

La pena di morte è un mezzo efficace per prevenire gli attacchi terroristici.

Fatto

La minaccia di un'esecuzione capitale non scoraggia le persone disposte a uccidere e ferire per obiettivi politici o ideologici.

Alcuni esperti di antiterrorismo hanno ripetutamente sottolineato che le persone condannate a morte sono considerate martiri e la loro glorificazione serve a mobilitare le masse a favore della loro ideologia e dell'organizzazione cui appartenevano.

I gruppi di resistenza armati utilizzano la pena capitale anche come giustificazione per misure di ritorsione, alimentando così la spirale di violenza. 

 


Mito

La pena di morte è legittima fintanto che è sostenuta dalla popolazione.

Fatto

La storia è costellata di violazioni dei diritti umani sostenute dalla maggioranza della popolazione, ma che in retrospettiva vengono guardate con orrore.

La schiavitù, la segregazione razziale e i linciaggi erano sostenuti dalle società in cui avvenivano, ma rappresentavano comunque violazioni massicce dei diritti umani. È dovere dei governi proteggere i diritti di tutte le persone. Anche se questo a volte significa agire contro l'opinione della maggioranza. Del resto, l'opinione della popolazione può cambiare a dipendenza della leadership politica e se la cittadinanza riceve informazioni obiettive sulla pena di morte. 


Mito

Tutte le persone condannate a morte sono colpevoli di aver commesso reati gravi.

Fatto

Ogni anno in tutto il mondo centinaia di persone vengono messe a morte a seguito di processi iniqui. Ad esempio, le «confessioni» vengono estorte con la tortura e viene negato l'accesso a un avvocato o all'assistenza legale.

Proprio nei Paesi in cui avviene il maggior numero di esecuzioni capitali, come Cina, Iran e Iraq, sussistono forti dubbi sulla correttezza del sistema giudiziario. 

Il rilascio di 200 persone condannate a morte negli Stati Uniti dal 1973 dimostra che il sistema giudiziario può sempre sbagliare, indipendentemente dal numero di ostacoli giuridici che vengono posti. Finché gli esseri umani commettono errori, non si può escludere che vengano messe a morte delle persone innocenti.  


 

«La vendetta non è la risposta. La risposta sta nella riduzione della violenza, non nel causare ulteriori morti».

Marie Deans, la cui suocera fu assassinata nel 1972.

Mito

Sono i familiari delle vittime di omicidio a chiedere la pena capitale.

Fato

Nel movimento mondiale contro la pena di morte sono attive molte persone che hanno perso i propri cari a causa di crimini violenti o che sono state esse stesse vittime di violenza. Per motivi etici o religiosi, tuttavia, non vogliono che una condanna alla pena capitale venga pronunciata «in loro nome». Negli Stati Uniti sono organizzazioni come «Famiglie delle vittime di omicidio per i diritti umani» (Murder Victims’ Families for Human Rights) a guidare il movimento contro la pena di morte.