La decisione è stata presa due anni dopo il reclamo presentato dalla Federazione calcistica palestinese, che aveva denunciato episodi di razzismo e chiesto l’esclusione delle squadre del Territorio occupato ai campionati israeliani.
In merito alla posizione assunta dalla FIFA, Steve Cockburn, responsabile del Programma giustizia economica e sociale di Amnesty International, ha dichiarato:
“La FIFA non ha rispettato le proprie regole, violando apertamente il diritto internazionale. Aveva una chiara opportunità di difendere i diritti delle persone palestinesi e il diritto internazionale: con la sua decisione ha scelto, in modo vergognoso, di abbandonare entrambi”.
“La Corte internazionale di giustizia ha stabilito in modo inequivocabile che l’occupazione da parte di Israele del territorio palestinese è illegale, che gli insediamenti nel Territorio palestinese occupato sono illegali e che la presenza di Israele deve cessare rapidamente. Anche lo statuto della FIFA è chiaro: le squadre di un’associazione affiliata non possono disputare partite nel territorio di un’altra associazione senza il suo consenso”.
“Continuando a tollerare la presenza, nei campionati israeliani, di squadre che hanno sede negli insediamenti illegali nel Territorio palestinese occupato, la Federazione calcistica israeliana contribuisce indirettamente a legittimare l’occupazione illegale di Israele e le gravi violazioni dei diritti umani commesse contro la popolazione palestinese, incluso il crimine contro l’umanità di apartheid. La Fifa non può continuare a ignorare il parere consultivo del 2024 della Corte internazionale di giustizia e ha la chiara responsabilità di agire. Deve inoltre garantire piena trasparenza, pubblicando il parere legale su cui ha basato la sua decisione e spiegarne integralmente le ragioni”.
Ulteriori informazioni
Almeno sei squadre con sede negli insediamenti illegali del Territorio palestinese occupato partecipano attualmente ai campionati israeliani. L’articolo 64.2 dello statuto della FIFA stabilisce che “le associazioni affiliate e le loro squadre non possono disputare partite nel territorio di un’altra associazione affiliata senza l’approvazione di quest’ultima”. Nell’ottobre 2025 Amnesty International aveva scritto alla FIF e alla UEFA chiedendo la sospensione della Federazione calcistica israeliana, a meno che le squadre degli insediamenti illegali nel Territorio palestinese occupato non fossero state immediatamente escluse dalla partecipazione ai campionati israeliani.
Un mese dopo Amnesty International si era rivolta allo studio legale Bonnard-Lawson, incaricato dalla FIFA di fornire un parere legale sul reclamo della Federazione calcistica palestinese. Bonnard-Lawson aveva risposto rifiutando di commentare.
Per quanto riguarda le accuse di razzismo anti-palestinese, la commissione disciplinare della FIFA ha inflitto alla Federazione israeliana una multa di 150.000 franchi svizzeri (circa 165.000 euro) per “ripetute violazioni” degli obblighi in materia di non discriminazione.
Sia la FIFA sia la Uefa erogano finanziamenti alla Federazione calcistica israeliana, il che significa che potrebbero contribuire anche all’espansione degli insediamenti illegali e, di conseguenza, a violazioni dei diritti umani da parte di Israele.