Ein dunkler schmutziger Gang mit Türen, die wohl in Zellen führten
© Amnesty International

Di cosa parliamo quando parliamo di tortura

Definizione di tortura

La tortura è, secondo la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984 qualsiasi atto intenzionale

  • che infligge a una persona gravi dolori fisici o mentali o sofferenze,
  • con l'obiettivo di ottenere informazioni o confessioni, punire, intimidire o esercitare pressioni,
  • compiuto dallo Stato o con il suo consenso.

I metodi di tortura sono molteplici. Possono essere di natura fisica, come percosse e scariche elettriche, o di natura sessuale, come lo stupro o l'umiliazione sessuale. Esistono anche tecniche di tortura psicologica, come la privazione del sonno o l'isolamento prolungato.

Vietati in tutto il mondo...

La tortura e i maltrattamenti sono vietati in tutto il mondo. La proibizione si applica in tutte le circostanze e senza eccezioni. Questo divieto è uno degli elementi fondamentali del diritto internazionale. La maggior parte degli Stati ha aderito a convenzioni che vietano la tortura e i maltrattamenti, ad esempio il Patto internazionale sui diritti civili e politici o la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, per la cui adozione Amnesty International si è impegnata intensamente.

Alcuni Stati, tra cui la Svizzera, non hanno inserito la tortura come reato specifico nelle proprie leggi nazionali. Amnesty International chiede che gli Stati inseriscano il divieto di tortura anche negli ordinamenti giuridici nazionali, al fine di poter prevenire e perseguire la tortura in modo più efficace. (Link al testo della consultazione CH)

... diffusa in tutto il mondo

Nonostante il divieto internazionale, la tortura è diffusa in tutto il mondo. Tra gennaio 2009 e maggio 2013, Amnesty International ha ricevuto segnalazioni di tortura in  141 Paesi di tutte le regioni del mondo.

La tortura non è mai giustificata. Si tratta di un atto barbarico e disumano attraverso il quale si sostituisce lo Stato di diritto con il terrore. Nessuno è al sicuro quando i governi ne consentono l'uso.

Casi clamorosi di tortura nell’ambito della cosiddetta «guerra al terrorismo» hanno portato alla diffusione tra l’opinione pubblica della convinzione, errata, che la tortura sia utilizzata principalmente nella lotta al terrorismo e nella difesa della sicurezza nazionale.

Le indagini di Amnesty dimostrano però che la tortura può colpire chiunque: piccoli criminali, persone parte di minoranze etniche, manifestanti e semplicemente persone che si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Nella maggior parte dei casi sono le persone povere ed emarginate a essere picchiate, umiliate o violentate dalla polizia, quando non c'è nessuno a proteggerle e sentire le richieste di aiuto.

Cosa fa Amnesty contro la tortura?

La tortura avviene per lo più nell'ombra: nelle celle delle stazioni di polizia, durante gli interrogatori o nelle carceri. Da decenni Amnesty International documenta casi di tortura, denuncia i responsabili e aiuta le vittime a ottenere giustizia.

Informiamo le persone sui loro diritti e facciamo in modo che i governi che ricorrono alla tortura non restino impuniti.

Amnesty si impegna per l'attuazione di misure che proteggano le persone dalla tortura e assicurino i responsabili alla giustizia. Questo include controlli indipendenti delle carceri, la sorveglianza degli interrogatori, l'accesso immediato ad avvocati e tribunali, le visite e la comunicazione con i familiari, nonché indagini approfondite ed efficaci sulle accuse di tortura.

Naturalmente il nostro impegno significa anche lottare per far sì che le vittime di tortura possano ottenere giustizia, come ad esempio Moses Akatugba:

Accusato del furto di tre cellulari, il giovane nigeriano era stato costretto da agenti di polizia a confessare sotto tortura e aveva poi trascorso dieci anni nel braccio della morte. Nell'ambito della campagna Stop Torture di Amnesty, in tutto il mondo più di 800 000 persone hanno scritto al governatore competente chiedendogli di rilasciare Moses. Con successo! Dopo il suo rilascio, Moses ha rivolto un messaggio alle persone che si sono impegnate per lui: «Non conoscevo la vostra campagna prima, non conoscevo chi fa attivismo contro la tortura, ma ho chiesto aiuto e moltissimi di loro hanno agito per salvarmi. Non sapevo che le persone provassero ancora così tanto amore per il prossimo».

Nel 1977 Amnesty International ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno a favore dei diritti umani, in particolare contro la tortura.

Strumenti di tortura

Nessuno dovrebbe trarre profitto dal dolore. Eppure, dai manganelli chiodati ai giubbotti elettrici, fino alle manette per i pollici, gli «strumenti di tortura» continuano a essere commercializzati in tutto il mondo. Le aziende vendono anche attrezzature normali – come manette, manganelli e spray al peperoncino – alle forze di sicurezza, che le utilizzano per torturare.

Anni di campagne di Amnesty International hanno portato l'UE ad adottare, nel 2006, il primo regolamento giuridicamente vincolante al mondo per il controllo del commercio di «strumenti di tortura». Ora ci stiamo impegnando per ottenere una normativa internazionale che vieti la produzione e la vendita di strumenti di tortura. È giunto il momento che la comunità internazionale adotti misure per controllare questo commercio vergognoso.

Metodi di tortura

Quando pensiamo a tortura e maltrattamenti, spesso ci vengono in mente metodi come posizioni di stress, scosse elettriche e waterboarding: si tratta di pratiche barbariche che sono effettivamente comuni in molti paesi. Ma la tortura e i maltrattamenti includono anche metodi come condizioni di detenzione disumane, l'isolamento e il rifiuto di cure mediche.

Esempio: la prigione di Saydnaya in Siria. Ex detenuti hanno riferito di essere stati rinchiusi in celle sporche e sovraffollate, senza accesso all'aria fresca, alla luce del sole o alla ventilazione, e di essere stati torturati dal momento del loro arresto. Migliaia di persone sono morte nella prigione militare di Saydnaya. Molte di loro sono state impiccate durante esecuzioni di massa segrete, altre sono morte di malattia o di fame o sono state torturate a morte. Le ricerche di Amnesty International hanno contribuito a portare alla luce gli orrori che si celano dietro le mura misteriose di Saydnaya.

Tortura nella «guerra al terrorismo»

Le prigioni segrete della CIA e il campo di detenzione di Guantánamo Bay sono diventati in tutto il mondo il simbolo della tortura e di altre gravi violazioni dei diritti umani commesse dal governo degli Stati Uniti in nome della lotta al terrorismo. Centinaia di persone sono state detenute e torturate senza alcuna accusa, con metodi quali il waterboarding, la privazione del sonno, le posizioni di stress, la musica ad alto volume e le temperature gelide.

Amnesty International si è impegnata instancabilmente per la chiusura del campo di prigionia di Guantánamo e per fare luce sulle violazioni dei diritti umani commesse nella lotta al terrorismo.

Perché abolire la tortura?

Il ricorso alla tortura distrugge le persone, lede allo Stato di diritto, indebolisce il sistema penale e mina la fiducia dell'opinione pubblica nelle istituzioni pubbliche e nello Stato che esse rappresentano.

Provoca alle vittime gravi dolori e sofferenze che persistono a lungo dopo la fine degli atti di tortura.

E non funziona.

Perché la tortura non funziona

Un mito diffuso sulla tortura è che a volte sia l'unico modo per ottenere informazioni che potrebbero salvare vite umane.

Gli Stati dispongono di una vasta gamma di strumenti per raccogliere informazioni sui crimini, sia passati che pianificati, senza perdere la loro umanità. La tortura è uno strumento primitivo e inefficace per ottenere informazioni.

In tutto il mondo la tortura viene utilizzata abitualmente per estorcere confessioni. Le informazioni ottenute in questo modo non sono affidabili, poiché sotto tortura le persone dicono qualsiasi cosa pur di porre fine al dolore. Dicono ciò che credono voglia sentirsi dire chi le sta torturando.

Riparazione per le vittime di tortura

Le vittime di tortura soffrono di una serie di conseguenze devastanti a lungo termine. Il dolore fisico e psicologico loro inflitto può portare a dolori cronici e disabilità, disturbi da stress post-traumatico (PTSD) e depressione. Ecco perché è così importante che le persone che hanno subito torture abbiano accesso a un giusto risarcimento e che le persone responsabili delle torture siano assicurate alla giustizia.

Il risarcimento può comprendere assistenza medica, consulenza, indennizzo finanziario, riabilitazione e reinserimento nella società.

Amnesty International aiuta le vittime di tortura a ottenere giustizia. Persone come Ángel Colón, rilasciato nell'ottobre 2014, quasi sei anni dopo essere stato torturato e ingiustamente incarcerato in Messico. Più di 20 000 sostenitori di Amnesty hanno chiesto il suo rilascio. Ángel ci ha detto: «Il mio messaggio a tutti coloro che mi dimostrano solidarietà e si battono contro la tortura e la discriminazione è: “Restate vigili. Si sta aprendo un nuovo orizzonte”».