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Giustizia climatica

Una sentenza storica della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Dando ragione al collettivo delle «Anziane per il clima Svizzera» nel contenzioso contro la Svizzera, i giudici di Strasburgo creano un precedente storico in materia di giustizia climatica. L’inazione di fronte alle minacce del riscaldamento globale non è più accettabile.

Il 9 aprile la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Corte EDU) ha emesso una sentenza storica nel caso sul clima che coinvolgeva le donne svizzere parte dell'associazione «Anziane per il clima».

«La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha creato oggi un precedente fondamentale e storico nel caso delle Anziane per il clima, stabilendo che in materia di cambiamento climatico il governo svizzero non ha rispettato i propri obblighi ai sensi della CEDU», ha dichiarato Mandi Mudarikwa, responsabile dei contenziosi strategici di Amnesty International. «In particolare, non fissando limiti chiari alle emissioni di gas serra e non raggiungendo gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra che si era prefissato in passato.»

Oltre alla causa che opponeva la Svizzera alle Anziane per il clima, la Corte si è pronunciata anche sui casi presentati da sei giovani portoghesi e da un ex sindaco francese e membro del Parlamento europeo. «La determinazione e la tenacia dei ricorrenti in questi tre casi, che cercano di ottenere giustizia climatica attraverso i tribunali, sono al tempo stesso notevoli e incoraggianti. Apprezziamo in modo particolare il coraggio dei giovani coinvolti, che hanno cercato di proteggere non solo il proprio futuro, ma anche quello delle generazioni a venire. La sentenza emessa nel caso svizzero rafforza le vie legali per ottenere giustizia climatica attraverso la Corte europea dei diritti dell’uomo. È estremamente importante che la Corte riconosca i danni causati alle ricorrenti dal cambiamento climatico, ma anche che abbia puntato il dito contro il governo svizzero per non aver adottato misure sufficienti per ridurre le emissioni di gas serra e proteggerle in modo adeguato.»

«La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo invia un messaggio forte ai responsabili politici dei paesi europei: gli Stati devono intensificare i propri sforzi per combattere il cambiamento climatico. Amnesty prende inoltre atto che la decisione della Corte di respingere gli altri due casi si è basata su considerazioni procedurali, piuttosto che sul merito.»

«Questo tipo di casi emblematici può contribuire a rendere giustizia nelle cause legate al clima e a proteggere i diritti di miliardi di persone di fronte al riscaldamento globale – in particolare quelli delle persone più emarginate. Queste azioni daranno i loro frutti, come abbiamo visto oggi con il caso svizzero.»

Contesto

Nel caso Anziane per il clima e altri contro la Svizzera, un gruppo che rappresentava oltre 2.500 donne anziane svizzere ha sostenuto che l’incapacità del governo svizzero nel mitigare adeguatamente il riscaldamento globale violava i loro diritti fondamentali alla salute e alla vita, esponendole al rischio di morire durante le ondate di calore.

Nel caso Duarte Agostinho e altri contro il Portogallo e altri 31 Stati, sei giovani portoghesi hanno sostenuto che i Paesi vincolati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo – i 27 Stati membri dell'Unione europea, nonché il Regno Unito, la Svizzera, la Norvegia, la Russia e la Turchia – avessero violato diversi diritti umani dopo che ondate di calore e incendi boschivi avevano causato la chiusura delle scuole e messo a repentaglio la loro salute.

Nel terzo caso, Damien Carême, ex sindaco di Grande-Synthe, un sobborgo di Dunkerque nel nord della Francia, ha sostenuto che il governo francese ha mancato al proprio obbligo di proteggere la vita non adottando misure sufficienti per prevenire il cambiamento climatico e aumentando così il rischio di future inondazioni nella regione.

Il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile è stato universalmente riconosciuto dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2022. Amnesty International fa parte di una coalizione di organizzazioni che chiede l'adozione di un protocollo aggiuntivo alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo che consentirebbe di rafforzare e chiarire la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in materia di protezione dell'ambiente, compreso il cambiamento climatico.